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Burson sounds good, like a solid state should!

When Alessandro Crea, the Editor in Chief of PC-Tuner (a well respected Hi-End PC magazine in Europe ) decided to compare the most popular opamps used by audiophiles, he had to invite Burson Audio to participate.

 

After months of careful testing and direct comparison between eight contestants (LM4562, LM6172 LT1364, OPA2134 OPA2227 and etc) the Burson Audio Opamp was honoured with their most prestigious Best Product award. (logo)

 

Below is the translated extract of the original text. Please click here to read the full length original article:

Integrati VS. discreti: qual’è la scelta migliore per la nostra scheda audio?

 

English version:  Article English version

Pubblicato il: 24.06.2009   A cura di:  Alessandro Crea Introduzione

Molto ?cambiato negli ultimi anni per quanto riguarda il mondo dell’audio su PC. Fino a pochi anni fa infatti la maggior parte dei prodotti mirava unicamente al settore del gaming, proponendo modelli sicuramente validi per quanto riguarda il supporto ai formati audio usati in quell’ambito, come ad esempio EAX, e con una dotazione, sia componentistica che di uscite, pensata appositamente per sistemi economici o comunque non certo destinati ad ascolti audiofili. Si trovavano cos?line out per sistemi multicanale fino al 7.1, tutti basati sull’uso di minijack e in generale una filosofia di progettazione e realizzazione che puntava soprattutto alla corretta riproduzione degli effetti ambientali tridimensionali. Certo le schede audio destinate a un pubblico pi?professionale sono sempre esistite, ma si trattava per la grandissima parte di prodotti indirizzati pi?a comporre musica che ad ascoltarla, per lo pi?esterni, ingombranti e molto costosi.

 

In un secondo tempo il diffondersi sempre pi?deciso di sistemi HTPC destinati alla visione di film ha portato ai primi cambiamenti, con l’emergere di schede pi?curate per scelta componentistica e realizzativa, col supporto a altri standard multimediali, quali Dolby o DTS, e connessioni di tipo pi?professionale.

 

Tuttavia ?solo con l’affermarsi, soprattutto oltre oceano, della tendenza a sostituire il PC ai pi?classici impianti HiFi, che il mercato delle schede audio riprende nuova linfa. I motivi tecnici per fare una scelta di questo tipo sono vari e tutti molto validi e sarebbe lungo elencarli e discuterli qui, per quello che concerne il nostro argomento del giorno comunque, ci?ha portato a tutto un nuovo fiorire di schede audio che per realizzazione e componentistica usata non sfigurano al fianco dei migliori lettori CD, DAC esterni o preamplificatori, peraltro costando solitamente una frazione dei pi?blasonati "parenti".

 

integrati VS. discreti: qual’?la scelta migliore per la nostra scheda audio?

 

Tutti questi prodotti per?sono accomunati dalla presenza, negli stadi dedicati all’amplificazione, degli stessi componenti, vale a dire di piccoli chip integrati, meglio conosciuti come OpAmp o Operational Amplifiers, ovvero amplificatori operazionali. Per la verit?si tratta di oggetti molto diffusi, non solo per quanto riguarda i dispositivi destinati al PC, ma anche in insospettabili, e a volte anche molto costosi, componenti HiFi. Gli Operazionali possono essere infatti facilmente individuati all’interno di lettori CD, preamplificatori, finali di potenza e anche amplificatori integrati, sempre col compito di amplificare il segnale acustico in entrata o in uscita. Il problema principale ?che, nonostante essi siano sicuramente mediamente ben suonanti, non sono nati espressamente per riprodurre musica e sono usati, soprattutto nell’ambiente dell’alta fedelt?attuale, soprattutto per abbattere i costi di produzione, migliorando cos?di molto i margini di guadagno dei produttori, che non devono pi?pagare ingegneri elettronici e del suono per progettare e sviluppare appositi stadi di amplificazione: basta un chip dal costo di poche decine di centesimi per ottenere un risultato comunque buono, lasciando invariato al tempo stesso il costo del prodotto per l’utente finale, con un’impennata dei ricavi utili che ?facile immaginare.

 

Ma quanto bene suonano davvero questi chip? Sono davvero equivalenti a soluzioni pi?classiche? Per tentare di rispondere a queste domande oggi vi proponiamo una comparativa un po’ particolare, ma di sicuro interesse per chiunque abbia una scheda audio che usa come sorgente/pre amplificazione nel proprio impianto, ma anche per tutti coloro che abbiano un qualsiasi normale dispositivo HiFi. Confronteremo infatti alcuni tra i migliori amplificatori realizzati con chip integrati con i migliori prodotti che il mercato offra in questo settore, basati invece sull’uso di componenti discreti, come transistor e resistenze montate su un PCB. Vediamo quindi come andr?a finire.

 

Cos’?un amplificatore operazionale

 

Prima di procedere alla presentazione dei modelli coinvolti nella comparativa ?per?il caso di cercare di capire un po’ meglio cosa sia un amplificatore operazionale e come mai sia impiegato anche in ambito HiFi o comunque per la riproduzione dell’audio.

Si pu?definire amplificatore operazionale un amplificatore differenziale accoppiato in continua, le cui caratteristiche teoriche principali sono un guadagno di tensione infinito, una resistenza d’ingresso infinita, un’impedenza in entrata elevatissima e nulla in uscita. Per capire bene dunque cos’?e come funziona, bisogner?prima accennare brevemente a cos’?un amplificatore e, pi?nello specifico, cos’?un amplificatore differenziale.

 

Per amplificatore si intende qualsiasi dispositivo in cui il segnale in entrata, costituito da una piccola quantit?di energia, viene aumentato di X volte, mantenendone il pi?possibile inalterati gli altri parametri. Gli amplificatori possono essere usati in vari campi, ad esempio nelle TV, nelle radio o, per quello che ci interessa qui, appunto negli impianti audio, ovunque insomma ci sia un piccolo segnale elettrico in entrata che debba essere amplificato per poter essere riprodotto.

 

L’amplificazione avviene sia in guadagno (valore solitamente espresso in dB) che in potenza (espressa invece in Watt RMS), con i due valori che non sono relazionati tra di loro. Solitamente un amplificatore ?composto da pi?stadi, ovvero almeno due: il pre amplificatore dove si amplifica in guadagno e il finale di potenza che amplifica in watt, per rendere poi il segnale, sempre nel caso che ci interessa, riproducibile dagli speaker.

 

integrati VS. discreti: qual’?la scelta migliore per la nostra scheda audio?

 

L’amplificatore differenziale ?un dispositivo elettronico che moltiplica la differenza di potenziale al suo ingresso (ossia la differenza di tensione tra + e -) per un fattore costante, ottenendo cos?appunto un guadagno differenziale. Alla luce di quanto detto prima si pu?quindi facilmente capire che un amplificatore differenziale ?uno stadio di pre amplificazione e, come tale, ?infatti solo il primo stadio di un amplificatore operazionale.

 

Ora che le cose sono, speriamo, un po’ pi?chiare si pu?riprendere il discorso. L’amplificatore operazionale ?cos?chiamato perch?originariamente concepito per effettuare diverse operazioni matematiche, come la somma, la sottrazione, la derivata, l’integrale e il calcolo di logaritmi e antilogaritmi, attraverso il funzionamento elettrico descritto brevemente sopra.

 

Ma come mai viene impiegato quindi in ambito audio? Semplice, perch?alcune delle sue caratteristiche sono teoricamente perfette per l’amplificazione di un segnale audio all’interno di un sistema di amplificazione (pre + finale), dove solitamente gli operazionali sono sfruttati soprattutto per realizzare il modulo di pre amplificazione, data la loro capacit? che abbiamo visto prima, di amplificare in guadagno. Un operazionale, infatti, abbiamo detto che, in teoria, sarebbe capace di un guadagno di tensione infinito e di un’impedenza in uscita nulla, che sono le due caratteristiche ideali di un pre amplificatore: il vantaggio della prima ?del tutto autoevidente, mentre l’impedenza nulla in uscita ?una caratteristica che consente al finale di potenza di lavorare al suo meglio, dato che esso presenta strutturalmente al suo ingresso bassi valori di impedenza, per cui accoppiandolo al pre ?importante che tali valori siano il pi?vicini possibile; come indica il nome stesso, infatti, l’impedenza ?una forza di opposizione al passaggio di corrente elettrica: poich?quindi il segnale elettrico amplificato in guadagno rappresenta una tensione in Watt ancora piccola, si capisce che, incontrando una forte resistenza, non sar?possibile amplificarla adeguatamente in potenza, con conseguente perdita di dettaglio e dinamica della musica riprodotta.

 

Amplificatori su circuiti integrati

 

Passiamo ora ad esaminare pi?concretamente i vari operazionali presi in considerazione, ma prima sar?necessario accennare brevemente al funzionamento della scheda audio usata come reference in questo momento nei nostri laboratori, la Audiotrack Prodigy HD2 DE (Deluxe Edition), che non ?quella da noi recensita nel 2008, ma un modello con componentistica superiore. Essa svolge la doppia funzione di sorgente digitale, sostituendo di fatto un lettore CD, grazie alla presenza di un DAC integrato, e di pre amplificatore. Ovviamente ci soffermeremo proprio su quest’ultima funzione svolta, visto che per effettuarla si impiegano ben tre OpAmp in configurazione detta Full Differential Output.

 

In pratica il segnale, dopo essere stato convertito da digitale in analogico dal DAC appunto (Digital to Analog Converter), passa alla sezione di pre amplificazione. In questo stadio Audiotrack impiega come detto 3 OpAmp, due in parallelo e uno singolo, una soluzione piuttosto raffinata, solitamente appannaggio di dispositivi HiFi. I primi due OpAmp lavorano in parallelo: il DAC converte il segnale digitale in elettrico, generandone uno proporzionale alla forma d’onda, ma in corrente e non in tensione, come abbiamo visto invece che lavorano gli operazionali. Sar?quindi necessario convertire il segnale da corrente a tensione ed ?appunto quello che fanno i primi due OpAmp: attraverso un’architettura differenziale, la corrente ?convertita in tensione e amplificata in guadagno. Questo ?gi?il lavoro di un pre amplificatore, ma la HD2 presenta un terzo OpAmp come detto; quest’ultimo funziona da buffer, ossia lascia invariato il guadagno che riceve, replicando il segnale cos?com’? ma erogando la potenza in watt che non danno i primi due. Quest’ultima comunque non ?tale da poter parlare di un finale di potenza, esso funziona appunto pi?come un buffer, diminuendo l’impedenza di uscita del segnale, rispetto a quella che riceve in entrata, assai elevata, rendendo quindi pi?facile il lavoro al finale di potenza vero e proprio.

 

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Stadi di amplificazione a discreti

 

Dunque, perch?gli amplificatori operazionali siano impiegati nella riproduzione sonora l’abbiamo visto, ma perch?c’?chi non ne ?soddisfatto e propone in alternativa di tornare a stadi di amplificazione a discreti?

 

E’ indubbio che, dal punto di vista commerciale, le aziende del settore ci guadagnino, poich?adottando operazionali che costano al massimo qualche euro, si risparmiano di finanziare un ingegnere o un team di ingegneri che deve concepire, progettare, realizzare, testare, modificare e infine mandare in produzione uno stadio a discreti pensato esclusivamente per la riproduzione audio.

 

I detrattori degli operazionali infatti criticano tale approccio generalista, che vede l’impiego di dispositivi non nati per la riproduzione musicale, ma questa ?solo parte della verit?e non ?espressa correttamente. In un certo senso infatti niente nasce espressamente con finalit?di riproduzione audio: le valvole termoioniche, il primo dispositivo attivo che sia stato disponibile allo scopo, era anch’esso nato senza un obiettivo specifico in mente, ossia era impiegabile in molti campi, dall’amplificazione dei segnali TV a quelli radio, alle microonde e anche a quelli audio. Lo stesso si pu?dire degli amplificatori a stato solido, che fanno uso della tecnologia successiva, ossia i transistor.

 

Il problema e il limite degli operazionali quindi non consiste in una loro fantomatica mancanza di specificit?per l’uso audio. Semmai questa mancanza ?da imputare alla loro ingegnerizzazione, alla circuiteria interna cio?e, in una parola, alla loro progettazione: con i componenti a discreti, infatti, di per s?altrettanto generici, si possono creare stadi di amplificazione appositamente pensati per trattare in particolare il segnale sonoro, conoscendone a fondo le specificit? cosa che non accade con gli OpAmp. Tutto ci?ha per?un costo elevato, che costringerebbe a investire molto in ricerca e sviluppo, assottigliando i ricavi dei produttori di dispositivi HiFi, i quali quindi furbamente ricorrono ai poco costosi OpAmp, spesso anche per amplificatori di costo elevatissimo, risolvendo in un sol colpo tutti i problemi.

 

integrati VS. discreti: qual’?la scelta migliore per la nostra scheda audio?

 

I due fondatori di Burson Audio, John Delmo e Jack Thomas, aggiungono poi, sul proprio sito, altre motivazioni, pi?tecniche ed assai fondate, che si concentrano proprio sulla tecnologia realizzativa alla base di componenti integrate e discrete. La loro idea in sostanza ?che sia impossibile ottenere la stessa qualit?realizzativa dei singoli componenti, proprio per limiti intrinseci alla tecnologia adottata per gli OpAmp integrati. Un integrato, infatti, ?ottenuto da uno strato o wafer sottilissimo di silicio e per questo suo limite di dimensioni e capacit?di dissipazione del calore non potr?incorporare l’equivalente di un transistor di qualit? di una resistenza all’1% o di un condensatore misto Argento/Mica. Ci?accade appunto perch?i singoli componenti sono in realt?realizzati su un unico strato di silicio ed essendo appunto integrati, non possono essere testati singolarmente. Tutte le parti inoltre sono connesse da uno strato di vapori di alluminio di spessore infinitesimale che, a loro giudizio, non pu?veicolare la stessa quantit?di energia elettrica di un normale circuito.

 

Per i nostri test abbiamo quindi selezionato gli stadi a discreti pi?famosi e impiegati al mondo: i Burson Audio OpAmp 101 e gli Audio-GD OPA Earth, Moon e Sun. Mentre per?Burson Audio produce un unico modello adatto sia ad amplificare in guadagno che in Watt e quindi utilizzabile sia nello stadio I/V che in quello di buffer, Audio-GD ha sviluppato negli anni tre diversi modelli; parlando col progettista, siamo giunti alla conclusione che era meglio testare due configurazioni che prevedevano entrambe l’uso dei modelli denominati Earth nello stadio di guadagno, alternando le versioni Sun e Moon in quello di Buffer.

 

Per correttezza di informazione inoltre teniamo a chiarire ai nostri lettori un equivoco molto diffuso, anche nei siti specializzati in autocostruzioni audio: Audio-GD e Burson Audio non sono in alcun modo collegate, i singoli proprietari e progettisti non si conoscono n?sono in contatto tra loro e nessuno dei due realizza i modelli per l’altro, che li venderebbe rimarchiandoli a suo nome. Si tratta invece di prodotti ben distinti e completamente differenti.

 

Burson Audio impiega materiali di alta qualit? con PCB realizzate da macchine a controllo numerico e saldature di precisione al laser, resistenze ad alta precisione Dale 0,2% e transistor di tipo J-FET. Inoltre ?impiegata una severa procedura di controllo della qualit? chiamata Burn & Match, in cui, dopo una prima selezione dei componenti, questi sono sottoposti a 50 ore di burn-in, dopo di ch?subiscono una seconda procedura di selezione e sono quindi infine accoppiati in modo da avere tutti il pi?possibile le stesse caratteristiche elettriche.

 

integrati VS. discreti: qual’?la scelta migliore per la nostra scheda audio?

 

I prodotti Audio-GD seguono qualcosa di simile, anche se non altrettanto specifico, comunque anch’essi sono costruiti con componenti selezionati e, una volta assemblati, sottoposti a un periodo di burn in e a una serie di test strumentali per verificarne la rispondenza a determinati parametri.

 

integrati VS. discreti: qual’?la scelta migliore per la nostra scheda audio?

 

Impianto di test

 

In occasione di questi test abbiamo provveduto a rinnovare completamente la nostra piattaforma reference, dotandoci di un impianto molto migliore rispetto al precedente, basato sui monitor preamplificati KRK RP5 G2. L’unico componente ancora in attesa di upgrade ?la scheda audio, che sar?sostituita da una ASUS Xonar Essence ST, non appena questa si renda disponibile sul mercato.

Impianto di test Sorgente digitale/pre amplificatore  Audiotrack Prodigy HD2 DE

Cavi di segnale  rsan61 SignalGold rame OFC tripla schermatura

Finale di potenza  Gainclone (copia del 47Labs Gaincard) HEAO Haiku Reference dual mono 2x 70 W RMS

Cavi di potenza  ViaBlue SC-4 Silver Series bi-wiring 2x 4 mm?rame OFC placcato argento per i tweeter e 2x 4 mm?rame OFC stagnato per i woofer

Cavi di alimentazione  Tripolare schermato 3x 1.5 mm?alla sorgente e quadripolare non schermato 4x 1.5 mm?al finale di potenza

Diffusori  Torri da pavimento 2 vie Proson Conquest MK2 6020, completamente ricablate internamente e con filtro crossover rielaborato da MaurArte con componentistica di alta qualit

 

郟er le prove d’ascolto abbiamo prediletto album dalla nota registrazione audiofila, spesso usati o indicati come ottimi test anche per veri impianti Hi-Fi, spaziando il pi?possibile tra i generi musicali, passando dal Jazz al Rock, all’Elettronica.

Ecco l’elenco degli album adottati per i test:

 

Jazz

 

John Coltrane, A Love Supreme

Gateway, Homecoming

Miles Davis, In A Silent Way

Keith Jarret, The Koln Concert

 

Rock

 

Tool, Lateralus

Tool, 10.000 Days

Porcupine Tree, Coma Divine

Ozric Tentacles, Erpland

Rage Against The Machine, omonimo

Red Hot Chili Peppers, Blood Sugar Sex Magic

Wishbone Ash, Argus

Hawkwind, In Search Of Space

Uriah Heep, Look At Yourself

Judas Priest, Sad Wings Of Destiny

The Mars Volta, De-Loused In The Comatorium

 

Elettronica

 

Massive Attack, Mezzanine

Massive Attack, 100th Window

Faithless, No Roots

Prodigy, The Fat Of The Land

 

Tutti i componenti, sia dell’impianto che quelli in test sono stati sottoposti a un periodo variabile tra le 30 e le 100 ore di burn in, a seconda delle indicazioni del costruttore, prima di essere testati.

 

Prove d’ascolto - 1

 

Il primo set in prova prevede come detto 2 Burr-Brown OPA2134PA come stadio di guadagno e un National Semiconductor LM4562NA come buffer.

 

I primi termini che vengono in mente ascoltando il setup ?naturalezza, neutralit? intelligibilit? tutte caratteristiche, del resto, che hanno sempre distinto i prodotti Burr Brown.

 

La musica fluisce con maggior facilit?dagli speaker rispetto agli OpAmp standard montati dalla HD2 (Fairchild NE5532), che tendono maggiormente a "urlare" risultando, in comparazione, pi?affaticanti e, al tempo stesso, meno dinamici e pi?piatti. Specifico subito che non si tratta di volume di ascolto, poich?tutti i volumi, sia digitali che analogici, sono stati settati in un certo modo e non pi?toccati. A parit?quindi di settaggi i 2134 sono pi?piacevoli, la musica fluisce invece di balzare fuori, un atteggiamento un po’ da ampli valvolare se vogliamo. Anche il timbro che contraddistingue i 2134 ?caldo e suona poco "digitale".

 

I 2134 come dicevamo oltre che naturali, suonano anche neutri e intelligibili. Neutri nel senso che sono ben bilanciati in tutto lo spettro sonoro. Le due caratteristiche di naturalezza e neutralit?hanno come corollario l’intelligibilit?appunto: ora c’?pi?"nero", pi?aria tra gli strumenti, che quindi si seguono meglio e sono tutti pi?distinti e definiti l’uno dall’altro e pi?a fuoco. Insomma il miglioramento tra i 5532 e i 2134 ?gi?netto, ed essi sono piacevoli all’ascolto, ma non particolarmente coinvolgenti ed emozionanti.

 

Le doti di analiticit?sono comunque molto probabilmente da imputare all’LM4562 in posizione di buffer, mentre i due 2134 ne smorzano il carattere eccessivamente digitale e, sulla lunga distanza, affaticante all’ascolto.

 

Il secondo setup prevede due Burr Brown OPA2227PA al posto dei 2134, con sempre l’LM4562NA come buffer.

 

il Texas Instruments Burr Brown OPA2227PA ?molto simile al 2134, dal quale si distingue per un’ulteriore morbidezza con cui propone il messaggio musicale.

 

Il suono ?ben bilanciato, neutrale e dettagliato quanto il 2134, ma si fa ancora pi?morbido e, rispetto a quest’ultimo, gi?di suo non particolarmente emozionante, diventa un po’ moscio e privo di coinvolgimento, soprattutto in brani rock dove serve piglio ed energia, qualit?che non gli appartengono. Proprio come un valvolare, il 2227 risulta di gran classe nell’ascolto di musica soft o classica di tipo cameristico, ma se si ascolta rock, jazz o classica sinfonica manca assolutamente di grinta.

 

Per tutto il resto ?praticamente identico al 2134, che soggettivamente gli preferiamo proprio perch?un pochino pi?dinamico e meno valvolare e pi?adatto ad un impiego a tutto tondo con stili di musica diversi.

 

Ma la vera sorpresa giunge con l’ultimo dei setup, per quanto riguarda gli amplificatori di tipo IC: due National Semiconductor LM6172 e un Linear Technology LT1364 come buffer.

 

L’impostazione che si ottiene ?simile a quella con gli OPA2134 e l’LM4562, ossia assai trasparente e dettagliata, sorvegliata, ben distribuita spazialmente, ma con tutti questi pregi accentuati in misura maggiore e con un’impostazione generale meno valvolare dei due Burr Brown. Colpisce soprattutto la naturalezza con cui ?trattato il messaggio sonoro, che fluisce dagli speaker in maniera fluida, sebbene con tutta la necessaria grinta che eventualmente richiede il brano. Il bilanciamento e la neutralit?sono ottimi, cos?come la dinamica.

 

Un punto debole di tutti gli OpAmp IC testati comunque risiede in una leggera perdita di definizione agli estremi dello spettro sonoro, soprattutto sui bassi, che sono un po’ impastati all’estremo basso, comunque mai profondissimo e in un ch?di digitale nella riproduzione sonora, molto attenuata in tutti e tre i setup, rispetto ad esempio a quanto ottenibile usando 3 LM4562, ma mai del tutto assente e in una leggera compressione dell’intera scena sonora, mai perfettamente tridimensionale.

 

Prove d’ascolto - 2

 

Passiamo cos?ora ad ascoltare gli stadi a discreti, iniziando dai cinesi Audio-GD. La prima configurazione testata prevede i due Earth nello stadio di guadagno e il Moon come buffer.

 

Rispetto a qualsiasi setup precedente basato su IC, possiamo subito dire che quel ch?di digitale ?completamente sparito: ora l’ascolto ?meno affaticante, la dinamica e la fluidit?maggiori anche dell’accoppiata LM6172/LT1364 e c’?una maggiore tridimensionalit?del soundstage, con i vari piani distinti pi?chiaramente.

 

Gli Earth sono sicuramente molto neutri come impostazione, per?il tutto suona un po’ grossolano: i suoni, tutti a fuoco e precisi, sono per?un po’ impoveriti, con la nota principale ben in evidenza, ma mancante delle sfumature armoniche, cosa che si pu?notare soprattutto nei brani acustici. Inoltre il Moon ha qualcosa che cerca pi?o meno di imitare la morbidezza di un valvolare, che si traduce per?in una certa "gommosit? della riproduzione, soprattutto nella porzione bassa della gamma sonora. Insomma il miglioramento c’?rispetto agli IC per quanto riguarda alcuni parametri, ma al tempo stesso c’?un peggioramento su altri. Il setup suona un po’ "ruffiano", manipolando il messaggio sonoro per colpire, invece di limitarsi a riproporre al meglio quanto c’è nella sorgente, smorzando quindi gli acuti, ingentilendo i bassi, insomma falsificando un po’ l’ascolto.

 

Passando al setup che vede l’OPA Sun al posto del Moon cambiano le caratteristiche d’ascolto, ma non il risultato finale. Il Sun, come dice il nome, ?pi?brillante e dinamico, ma ?fin troppo caratterizzato come l’opposto del Moon, essendo eccessivamente secco e metallico sugli alti e con bassi troppo asciutti. In generale si nota comunque la stessa grossolanit?nel trattamento del messaggio musicale, che manca di finezza, di granularit?del dettaglio, di sfumature, quasi come se i progettisti abbiano voluto realizzare pi?dei prodotti per colpire l’attenzione dei meno esperti che dei veri amplificatori audiofili.

 

Chiudiamo i nostri test infine col setup che prevede tre Burson Audio OpAmp 101.

 

La sorpresa ?grande: questi OpAmp racchiudono in s?il meglio delle caratteristiche viste sia per gli IC che per gli Audio-GD, ma con una raffinatezza e una neutralit?che nessuno dei setup precedenti ha saputo mostrare. Dettaglio, dinamica, trasparenza, tridimensionalit? potenza unita a controllo sui bassi ed energia unita a freschezza sugli alti, con i medi secchi e turgidi al punto giusto e le voci assai naturali e presenti.

 

La musica si materializza dinanzi a noi, con cantanti e strumentisti che sembrano essere presenti nella stanza d’ascolto (ovviamente parliamo sempre di sensazioni ottenibili usando sorgenti all’altezza e ben registrate: dove l’informazione non c’? non c’?impianto high end che regga). L’ascolto ?piacevole e naturale, il bilanciamento ottimo, la grana fine: ?possibile ad esempio sentire la "matericit? degli strumenti, le corde degli archi o del pianoforte, il pizzicato della chitarra, gli armonici delle note basse, tutto ?riprodotto e ben differenziato, godibile e fruibile con estrema facilit?

 

Considerazioni finali

 

Dalle prime Creative di tanti anni fa ne ?stata percorsa di strada per quanto riguarda la riproduzione dell’audio su PC e se il colosso taiwanese ?ancora da considerarsi il numero uno per volumi di vendita nel mondo, avendo il vantaggio di rivolgersi alla fetta di utenza pi?grande, quella dei videogiocatori, sicuramente non ?pi?da considerarsi un riferimento per quanto riguarda l’Alta Fedelt?su computer.

 

In questo campo ci sono nuovi e qualitativamente agguerriti competitor, tra i quali sicuramente Audiotrack e ASUS hanno saputo guadagnarsi posti di rilievo, proponendo le due schede forse ad oggi pi?complesse e meglio suonanti sul mercato, con un costo per l’utente finale abbastanza contenuto, se si pensa che con meno di 200 € le si pu?acquistare e invece allo stesso prezzo non si troverebbe alcun lettore CD o pre amplificatore di pari qualit?

 

Questo sviluppo ?stato possibile in parte proprio grazie alla disponibilit?sul mercato di amplificatori operazionali integrati, che hanno garantito una buona resa qualitativa a livello sonoro, contribuendo a contenere al massimo i prezzi, il resto l’ha fatto il diverso peso di mercato che possono avere marchi come ASUS rispetto a un qualsiasi marchio HiFi, che non realizzer?un terzo dei volumi di vendita del primo, essendo quindi costretto a tenere alti i prezzi dei propri prodotti per ottenere un margine di guadagno accettabile, anche perch?i costi di produzione, vista la quantit?di pezzi realizzati e quindi di stock di componentistica ordinati, saranno ovviamente maggiori per i produttori HiFi.

 

integrati VS. discreti: qual’?la scelta migliore per la nostra scheda audio?

 

Come abbiamo visto per? o per meglio dire sentito, gli amplificatori operazionali, se da un lato hanno indubbiamente contribuito a portare l’audio di qualit?a una fetta maggiore di pubblico, dall’altra non sono completamente esenti dalle critiche che molti esperti del settore gli hanno a pi?riprese mosso. La resa qualitativa, infatti, che pu?sembrare di primo acchito ottima, nasconde, dei limiti tecnici come un certo carattere di freddezza digitale e di grossolanit?nel trattare il messaggio musicale che le migliori realizzazioni a discreti non hanno.

 

Bisogna per?chiarire un concetto: stiamo parlando di sfumature nella resa sonora, non di macro dettagli eclatanti, anche se ovviamente all’ascolto l’insieme dei miglioramenti ?sensibile. Molti utenti meno esperti, infatti, sono solitamente indotti ad attendersi che le differenze siano enormi, mentre molto dipende ovviamente da tanti fattori assieme: la qualit?dell’impianto HiFi, la bont?delle sorgenti usate e, soprattutto, l’esperienza dell’ascoltatore e la sua conoscenza della musica e del suono degli strumenti dal vivo.

 

Gli OpAmp utilizzati nei nostri test garantiscono, a chi non ha impianti particolarmente rivelatori o semplicemente non ha grandi aspettative, sia per capacit?di discernimento che conoscenza della musica, un buon ascolto per pochi euro: si va infatti da 1.99 € del costo del 2134 ai 5.77 € dell’LT1364, passando per i 3.14 € del 2227, i 3.50 € del 6172 e i 4.99 € dell’LM4562. Gli stadi a discreti costano sensibilmente di pi? l’Audio-GD OPA Earth, in versione stereo (per questa prova sono stati usati tutti amplificatori stereo e non mono perch?cos?richiede il progetto della scheda) costa circa 17 €, il Moon circa 18 e il Sun circa 21.50 €, mentre il Burson Audio raggiunge addirittura i 43.60 €.

 

Se valga o meno la pena spendere la differenza ?una cosa difficile da dire a priori, soprattutto se ci si rivolge a un pubblico di non esperti. Il rapporto costo/qualit?non ?infatti lineare, ossia non si pu?certo affermare che il Burson suoni 10 volte meglio dell’LM4562, tuttavia le differenze sono apprezzabili e nette, ovviamente in meglio e questo, a fronte comunque di una spesa contenuta, permette di far fare al proprio impianto un salto di qualit?evidente, a patto ovviamente che questo sia gi?all’altezza: non si pu?pensare infatti di trasformare un lettore o un amplificatore economico e scadente in un gioiello di riproduzione musicale sostituendo uno stadio di amplificazione.

 

In linea di principio tutti gli integrati si sono comportati comunque bene, con la nostra preferenza che va decisamente all’accoppiata LM6172/LT1364. Deludenti invece gli Audio-GD, che suonano per alcuni aspetti meglio degli integrati, ma che ci sono sembrati grossolani e un po’ "furbi" nell’impostazione. I migliori sono risultati quindi decisamente i Burson Audio, che hanno mostrato di possedere caratteristiche di altro rango e che assicurano a un buon impianto un salto di qualit?non indifferente. Per questo motivo, lo staff di PCTuner non poteva non assegnare a questo prodotto il suo award: